You are hereCivita di Bagnoregio
Civita di Bagnoregio

Malinconica e spettrale, sola come un gigante morente, Civita di Bagnoregio appare di colpo dopo aver percorso le poche decine di metri che separano il parcheggio comunale dal terrazzo naturale che si affaccia su una valle chiusa da pareti di argilla bianca e solcate da vasti calanchi causati dall’erosione della pioggia e del vento.
Svetta come un’isola solitaria, unita al mondo da un ponte in cemento costruito dopo il crollo del’originario ponte ad archi.
Abitata da poche unità di persone, è ormai meta di turisti da tutto il mondo, attratti dal fascino di questo borgo, le cui origini risalgono al VI secolo.
Eppure, indagando più a fondo, la definizione di “città che muore” attribuita al suo figlio più illustre, san Bonaventura (1200), nato in una casa ormai inghiottita dalle frane, sembra quasi un paradosso. Da 14 secoli infatti questo borgo “morente” è ancora lì, nonostante i due piccol
i torrenti che lo circondano a valle e che da sempre ne consumano le basi.
L’atmosfera che si respira, una volta superata Porta Santa Maria, è suggestiva e surreale, ogni pietra racconta la sua storia.
Lungo i pochi vicoli è facile scorgere incastonati sulle pareti, emblemi che ricordano le dominazioni che si sono susseguite nel tempo: Visigoti, Goti, Bizantini, Longobardi e Franchi, che hanno, di volta in volta, lasciato il loro segno.
Si impongono tra le costruzioni, i palazzi rinascimentali costruiti da importanti famiglie medievali, i Colesanti, i Bocca, gli Alemanni, il resto delle abitazioni è caratterizzato da balconcini e dalle scalette esterne dette “profferli”, tipiche dell’architettura viterbese del tempo.
Solo nel 1922 un decreto regio cambia il nome originario: da Balneum Regis (bagno del re) dialettalmente Bagnorea, in Bagnoregio.
Di notevole interesse è la chiesa romanica di San Donato, sede episcopale fin dalla nascita del borgo e ristrutturata nel 1200.
Custodisce al suo interno un fantastico crocifisso lignero della scuola di Donatello ed un affresco della scuola del Perugino.
Notevole anche una bibbia in pergamena miniata, forse appartenente allo stesso san Bonaventura e la teca argent

ea a forma di braccio benedicente, nella quale sono conservate le relique del santo, la cui grotta è ancora visitabile sul versante orientale.
Tra i vicoli è possibile acquistare prodotti tipici della Tuscia e mangiare nei pochi ma ottimi ristoranti, dove la cucina tradizionale raggiunge il suo massimo con il piatto tipico del borgo: le fettuccine con interiora di pollo.
Importante anche la lavorazione della carne suina, con prodotti che si possono acquistare nelle norcinerie presenti.
Civita di Bagnoregio si può raggiungere dall’autostrada del sole, uscendo ad Attigliano o a Orvieto.
Una gita che in poco più di un’ora ci proietta in un mondo medievale ricco di mistero.
<!--EndFragment-->
Civita di Bagnoregio
L'Arneis