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Devo, 5 matti alla corte di Bian Eno
Mettete due coppie di fratelli fuori di testa, aggiungete un forsennato batterista anch'egli da ricovero, vestiteli con delle tremende tute gialle di plastica, e avrete il complesso americano dei Devo, ovvero il gruppo rock più scriteriato e incredibile della new wave di fine anni I gemelli Bob e Jerry Casale (rispettivamente chitarra e basso) insieme ai fratelli Bob e Mark Mothersbaugh (voce e tastiere), chiamarono il batterista controtempista Alan Myers, facendo così partire la straordinaria avventura demenziale dei Devo, la stralunatissima band prodotta (ma solo all'inizio) da Brian Eno.
Originari della città industriale di Akron (Ohio), famosa per essere il regno della gomma.I Devo nascono nel 1972 ispirati dalla band sperimentale The Residens.
Il nome deriva dalla teoria della Devolution, in base alla quale, il mondo moderno va interpretato al contrario della logica vigente.
Il gruppo si produce da subito in una incessante attività live, si fa notare per la fantasia delle composizioni, l'originalità degli arrangiamenti, i ritmi sincopati, un uso rivoluzionario dell'elettronica musicale e la fortissima ironia dei testi.
A questo si aggiunge una serie nutrita di filmati fiction-musicali, dei quali sono loro stessi interpreti e autori.
I migliori produttori dell'epoca cominciano a corteggiarli ma sarà Brian Eno, eterno talent scout del rock, ad aggiudicarseli. Nel 1977, dopo anni di dorata gavetta e di articoli lusinghieri da parte della critica, la band fa uscire finalmente il singolo Satisfacion, cover della canzone simbolo dei Rolling Stones.
Il brano, sapientemente destrutturato, viene arrangiato in modo ridicolosamente frenetico e risulta geniale e irrispettoso nei confronti della band di Jagger e Richards, che nessun altro, fino a quel momento, aveva mai osato prendere in giro. Il pezzo, insieme al video appositamente realizzato per il lancio, fanno il giro del mondo; i giganti del rock, con in testa Neil Young, si sperticano in lodi esagerate per il nascente fenomeno Devo.
I tempi sono perciò maturi per la pubblicazione di un album.
L'anno seguente infatti, esce il leggendario Q: Are We Not Men? A: We Are Devo (1978), considerato ancora oggi il capolavoro del quintetto di Akron, oltre che una delle pietre miliari della new wave.
L'isteria geniale di brani come Uncontrollable Urge o Too Much Paranoias, l'uso singolare del sintetizzatore (quasi un barrito d'elefante) in Praying Hands, la lunga tirata di chitarre nella splendida Gut feeling, sono solo alcuni dei colpi di genio che compongono disco.
Ma c'è una canzone che svetta su tutte le altre, si tratta di Mongoloid, il cui giro di basso ha letteralmente fatto da etichetta, a tutta la musica del genere. Il testo di questo brano, ci mostra come la vita di un ragazzo affetto da Sindrome di Dawn, abbia più senso di quella dei cosiddetti "normali".
I fans della band sono già da qualche mese in attesa di novità, e a metà dell'anno esce Duty Now For The Future (1979). Il disco non tradisce le aspettative e i brani Clockout, Secret Agent Man e The Day My Baby Gave Me A Surprise, entrano nell'albo d'oro del repertorio della band.
Da questo punto in poi, comincia per i Devo, dapprima un appiattimento artistico, e in seguito una vera e propria decadenza delle idee.
Reinventarsi ogni volta con quella ricchezza di trovate geniali e di contenuti originali, è compito destinato a pochissimi nella musica rock. Nel 1980 esce infatti Freedom Of Choice e, nonostante l'incremento delle vendite e qualche posizione di riguardo conquistata nelle classifiche internazionali, la qualità dell'album risulta decisamente inferiore ai due precedenti.
Il brano Whip It si impone nelle discoteche, ma questo non è un buon segno, la musica si sta troppo semplificando e in alcuni punti del disco, si rasenta il dozzinale.
La carriera dei Devo non si risolleva nei lavori successivi e, malgrado qualche bel brano azzeccato qua e là, la band non riesce mai a tornare al livello dei primi due dischi.
Il gruppo si trascina ancora per qualche anno ma fatalmente, nel 1984, dichiara fallimento.
Ma, come accade nella migliore delle tradizioni, dopo esperienze soliste diversificate sia nella musica, che in altri settori come il teatro o la fiction, i cinque musicisti tornano insieme nel 1988, a soli quattro anni dallo scioglimento.
Da allora sono una band di comodo che funziona ad organetto, ora uniti, ora sciolti, con in mezzo qualche disco inciso nel tentativo vano di rinverdire i fasti di un tempo.
In realtà l'alchimia dei primi album non si è mai ricreata; tutti gli artisti prima o poi fanno il loro tempo e i Devo furono tanto precoci e geniali, quanto di breve durata.
Tuttavia le loro innovazioni sono presenti nella musica degli ultimi trent'anni, anche se della loro grande ironia, si sono purtroppo perse le tracce.
Non ricordo nessun gruppo in grado, neanche vagamente, di ricordare la sagacia dei testi e la strepitosa carica interpretativa e spettacolare della band di Akron; chi li vide a Roma nell'estate del 1980, si ricorderà che Mark Mothersbaugh si arrampicò sulle strutture del palco per circa 30 metri, per non parlare della comparsa del gruppo in pieno giorno a San Pietro vestiti con le ormai famosissime tutine gialle, fra lo sbigottimento totale dei turisti e dei romani.
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