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Sì alle lingue verso l'Europa
Gli studenti del liceo scientifico “G. Peano” manifestano con un corteo e un sit-in a Monterotondo contro l’abolizione dell’indirizzo bilingue nelle classi del proprio liceo. Scuole come questa, infatti, a causa delle ultime disposizioni della riforma scolastica del Ministro Gelmini, potrebbero rischiare di saltare, dati i tagli alle risorse finanziarie e al monte massimo delle ore che i professori possono dedicare all’attività didattica
Il liceo eretino in questione, che conta il maggior numero di iscritti sul territorio, si mette in moto per reagire al rischio imminente. I ragazzi delle diverse classi aderenti alla manifestazione si sono ritrovati davanti alla sede della loro scuola il giorno 30 marzo alle 16, e con in testa uno striscione che riportava: “Contro l’abolizione del bilinguismo al Peano” si sono recati in corteo fino a Piazza Roma, dove hanno concluso in un sit-in, sostenuti anche dei loro professori, parlando con i passanti e distribuendo volantini che invitano i ragazzi delle medie ad iscriversi alla sezione bilingue.
La totale scomparsa della sperimentazione linguistica rappresenterebbe per l’istituto, secondo quanto lamentano studenti e professori di lingua straniera e non, una perdita importantissima, nonché una piena contraddizione con lo studio delle lingue già avviato nelle scuole medie inferiori e con il processo di “europeizzazione” vera e propria verso il quale ormai tutte le nazioni dell’UE si stanno dirigendo, con velocità più o meno sostenuta.
«Sia i ragazzi che noi professori teniamo al fatto che si capisca che dietro alla nostra manifestazione non c’è un interesse politico, ma soltanto l’intenzione di mantenere il bilinguismo che nel nostro liceo è entrato come mini-sperimentazione, ma che poi si è affermato negli anni, ha avuto sempre un ottimo riscontro nel bagaglio culturale dei ragazzi – dichiara la docente di francese Donatella Flandina -. Lo spirito europeo che vede coinvolte le nuove generazioni comprende per forza lo studio di più lingue. Chiediamo di sfruttare l’autonomia della scuola, senza costi aggiuntivi per lo Stato, mantenendo questa opportunità. Una seconda lingua straniera è una materia “in più” in un’epoca in cui l’Italia entra in Europa? Siamo rimasti l’ultimo paese, insieme alla Grecia e alla Turchia, dove non si studiano almeno due o tre lingue comunitarie. Vada bene per la peculiarità scientifica del liceo, ma non rinunciamo a conservare i passi avanti fatti fino ad ora».
La riforma ha stabilito che le ore massime di attività didattica a cui i ragazzi possono partecipare nel biennio è di 27 ore, mentre per il triennio arrivano a 30. Inoltre, sebbene le disposizioni normative della riforma comprendono una serie di materie che potranno essere inserite utilizzando l’autonomia scolastica, tra cui la seconda o terza lingua, in realtà il Provveditorato ha comunicato che per quest’anno non sarà possibile, e per l’anno prossimo ancora sarà da decidere se applicare la legge così come è di base, o aggiungere altro. Questo comporta, ad oggi, l’impossibilità da parte dei docenti di usufruire di maggiori risorse e ore di tempo per svolgere ulteriori attività formative, e in particolare le discipline immediatamente bersagliate da questi tagli sarebbero le lingue francese e spagnolo.
«Il motivo per cui siamo qui oggi e per il quale stiamo lavorando uniti da settimane è promuovere una forte richiesta di iscrizioni da parte dei ragazzi del territorio all’indirizzo bilingue nel nostro istituto, proprio perché resta l’unico a permettere di approfondire in modo eccellente due lingue fondamentali, come il francese e lo spagnolo – afferma Sugara Seneviratne, rappresentante studentesco dell’istituto Peano -. oltre all’inglese che già è compreso normalmente nell’offerta formativa, per studiarle sia in classe durante l’orario scolastico, ma anche con attività extracurricolari, come i corsi Delf e Dele e gli scambi culturali che ormai da qualche anno riscuotono grande successo».
In questo modo gli alunni e le loro famiglie, con i docenti e tutto il personale scolastico, cercano di dimostrare alle istituzioni l’importanza che tale sperimentazione può avere sul territorio e chiedere poi di riaprire con esse un dialogo per rivalutare le indicazioni disposte a livello nazionale, ricorrendo anzitutto a dei tavoli di ascolto tra le Amministrazioni locali e la Regione.
di Marianna Valenti
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